Calogero Di Liberto – Il pianoforte all’opera
L’opera lirica è apparsa in molte forme nella sua lunga storia. Dal 1900, per esempio, si è ricavata uno spazio nel cinema, nei film “muti”, nei film tradizionali, e ancora nelle versioni cinematografiche dei capolavori del melodramma. Questo collegamento con i mezzi visivi costituisce un modo per reinterpretare l’opera nell’era moderna. Non sostituisce l’opera lirica dal vivo, ma ne espande il potenziale secondo i valori della nostra epoca. L’opera lirica adattata per lo schermo cinematografico, inoltre, fornisce nuovi spunti per la nostra comprensione
dell’opera originale e per la nostra stessa relazione con essa. Nel diciannovesimo secolo, l’opera lirica fu reinterpretata al pianoforte e filtrata attraverso un rinnovato virtuosismo visivo e il gusto dell’esecutore in fatto di selezione. Come il cinema nella nostra età, il pianoforte forní uno spettacolo per il pubblico romantico e cosí catturò le qualità drammatiche ed esaltanti delle opere originarie.
Inoltre, fece sí che il pianista che componeva la fantasia fosse una sorta di controfigura dei compositori e degli esecutori dell’opera originale, dando un modo nuovo di presentare l’opera lirica al pubblico.
L’esaltante registrazione di fantasie operistiche e trascrizioni per pianoforte fatta da Calogero Di Liberto reinterpreta il significato dell’opera lirica e il modo di presentarla. Per gli albori del ventunesimo secolo, Di Liberto compone una fantasia sulla Cavalleria rusticana di Mascagni e la esegue assieme ad una serie di arrangiamenti di opere liriche fatti da Liszt e Busoni. La decisione di Di Liberto di scrivere una fantasia su quest’opera appare significativa. Nato in Sicilia nel 1973, Di Liberto afferma che l’opera siciliana di Mascagni fece una grande impressione su di lui da ragazzo e suggellò la sua decisione di lasciarsi coinvolgere dall’opera lirica in veste di pianista. La sua fantasia, composta nel 2004, diviene dunque un modo di identificarsi con la cultura natia e stabilire un legame con un genere adorato. La composizione di Di Liberto getta inoltre lumi affascinanti sull’accoglienza dell’opera di Mascagni oltre un secolo dopo la prima (1890). Cosí come le fantasie operistiche per pianoforte di Liszt ci dicono molto sulla popolarità di opere liriche scritte nell’epoca del compositore e prima, allo stesso modo la fantasia di Di Liberto sulla Cavalleria dice tantissimo sull’interesse attuale per il capolavoro veristico di Mascagni. Il modernismo del ventesimo secolo spesso rigettava opere cosí fortemente emotive. Ma il postmodernismo ha generato un nuovo apprezzamento delle opere del verismo, insegnandoci, anche, che gli arrangiamenti dei lavori esistenti, che tanto piacevano ai romantici, possono essere non meno creativi dei pezzi “originali”. Cosí la ricreazione fatta da Di Liberto dell’opera di Mascagni getta luce sui gusti musicali d’oggi.
L’impostazione del programma è intelligente e gratificante. Cosí come si chiude con una visione moderna del tardo Ottocento, si apre con l’interpretazione musicale scritta da Liszt nel 1841 del Don Giovanni di Mozart, risalente al secolo precedente (1787). La fantasia busoniana del 1920 su Carmen (1875), che Di Liberto esegue prima della fantasia sulla Cavalleria, fornisce un ulteriore commento sul passato. Le altre composizioni contenute nel disco sono parafrasi lisztiane di opere del proprio periodo, e ciascuna è una pietra miliare del repertorio. Le parafrasi di Rigoletto e di Tristan und Isolde, risalenti al 1859 e al 1867, impiegano un solo pezzo tratto da ciascuna opera e caratterizzano l’approccio semplificato di Liszt all’arrangiamento operistico dopo il suo ritiro dal palcoscenico nel 1847. Il famoso Quartetto nell’atto III dell’opera di Verdi diviene il pezzo con cui Liszt firma la composizione, ed il Liebestod rappresenta il sensuale dramma musicale wagneriano del 1865. Queste parafrasi s’affiancano alle magistrali Réminiscences de Norma scritte da Liszt nel 1841, che assomigliano al pezzo mozartiano per la rilevante lunghezza e per l’impiego di molti pezzi operistici. Nel complesso l’incisione di Di Liberto offre un buon equilibrio tra opere liriche contemporanee e passate, e arrangiamenti sia semplici sia complessi, e apre le nostre orecchie a pianisti-compositori di tre periodi diversi.
Le Réminiscences de Don Juan di Liszt evidenziano la popolarità dell’opera di Mozart presso i romantici ed enfatizzando i temi in auge in quell’epoca. La composizione si apre nel momento in cui Giovanni affronta l’ordine divino al culmine dell’opera (elemento che ritroviamo anche nell’ouverture). Come molti altri romantici, Liszt era attratto dall’elemento demoniaco, e lo vediamo pure nel suo Mephisto Waltz nonché nella Sinfonia faustiana. Tremoli e arpeggi cedono il posto alla dolcezza di “Là ci darem la mano”, il famoso duetto della seduzione. Questa diventa la base di una lunga sequenza di variazioni e ci sono perfino accenni di fuga. L’aria dello champagne, il peana edonistico con cui Giovanni celebra il vino, le donne e il canto, prepara il ritorno della musica del confronto con l’ordine divino che porta alla chiusura dell’opera. La parafrasi del Rigoletto appare come un arrangiamento abbastanza lineare del Quartetto, ma contiene molte fioriture virtuosistiche sopra la struttura di base. Le Réminiscences de Norma costituiscono una lunga fantasia che attinge a sette brani dell’opera ed enfatizza il conflitto che il protagonista vive tra il dovere e la felicità. La musica si articola in due grandi sequenze, la prima tratta dalla scena di apertura, la seconda dalla parte finale. Il lirismo di Bellini è magnificamente reso al pianoforte, eppure è adornato di difficili espedienti pianistici (Liszt lo scrisse per la pianista Marie Pleyel, che volle un pezzo di bravura da concerto). Nella seconda metà, dopo un recitativo di transizione, alcune delle sezioni sono percussive (“Qual cor tradisti” e il coro “Guerra!”). Il virtuosismo lisztiano emerge alla fine, allorquando sovrappone le melodie dei diversi momenti l’una sull’altra.
Dopo un inizio avvincente con il Leitmotiv di “Lass mich sterben” (Lasciami morire), la parafrasi lisztiana del Liebestod diventa una resa commovente della straordinaria determinazione mostrata da Wagner in Tristan und Isolde. Liszt saggiamente lascia fuori il virtuosismo pirotecnico dalla composizione. La sfida dell’esecutore consiste nel dovere esibire moderazione e contemporaneamente fare crescere la tensione fino alla fine, e Di Liberto lo fa a meraviglia, sensibile com’è alla missione drammaturgica di Wagner. Il pianista si rivolge poi al compatriota Ferruccio Busoni e precisamente alla sua Kammerfantasie über Carmen, la seconda delle due fantasie liriche busoniane per pianoforte. Piú di qualunque altro brano contenuto nell’incisione, la fantasia su Carmen si configura come un medley, con cinque pezzi che si susseguono rapidamente: l’apertura festosa dell’Atto IV, la melodiosa aria “La fleur que tu m’avais jetée” di Don José, l’esotica Habanera, il brillante inizio dell’Introduzione, e l’oscuro Motivo del Fato che troviamo nell’ouverture e anche altrove. L’immersione di Busoni nella musica tedesca nell’intero arco della sua vita e il suo ritorno alla tradizione dopo il primo conflitto mondiale si rivelano qui in un contrappunto meticoloso, come pure nell’apertura e nella Habanera. La fantasia di Busoni costituisce una sorta di interpretazione proto-modernista di Bizet e fa a meno dell’ampiezza e dell’immediatezza dello stile romantico di Liszt.
La Fantasia sulla Cavalleria Rusticana di Di Liberto reintroduce un approccio romantico ad un’opera romantica. I maestosi accordi di apertura di quest’opera in piú sezioni annunciano un ritorno alla grande maniera di Liszt e Mascagni. Anche se Di Liberto non enfatizza alcun personaggio o evento, il brano sfrutta al massimo il duetto importantissimo tra Turiddu e Santuzza che suggella la loro sorte. Esso compare piú volte: poco dopo l’inizio, a metà (come momento culminante della composizione), e vicino alla fine. Di Liberto considera la prima comparsa come «un flashback, una sorta di reminiscenza di qualcosa che è accaduto in passato»: una felice descrizione dell’impulso nostalgico dietro alla fantasia stessa. In ogni caso, la “tecnica della terza mano” di Liszt, nella quale una melodia in ottave nel registro medio è divisa tra le due mani, è adoperata nella seconda e terza comparsa. Altri due brani tratti da Mascagni spiccano nella composizione di Di Liberto. Nella prima metà, l’aria di Alfio “Il cavallo scalpita” è sottoposta ad una trattazione estesa. Il compositore presenta questo tema in un registro piú grave rispetto all’originale, facendo passare la mano destra a sinistra per suonare in modo molto energico la linea vocale di Alfio. Riff virtuosistici collocati qui e nella continuazione corale arricchiscono lo stile di brio pianistico. Nella seconda metà, una breve transizione che adopera una parte del Preludio ci porta al successivo pezzo importante, il brindisi “Viva il vino spumeggiante”. Mentre l’inizio è abbastanza lineare, la tessitura diviene tecnicamente impegnativa, giacché un cromatismo melodico che richiede grande abilità con le dita si fonde con arpeggi decorativi lungo tutta la tastiera. Dopo la terza iterazione del duetto, la coda martellata basata sul brindisi porta la composizione verso una chiusura brillante.
Ci si potrebbe facilmente chiedere perché Di Liberto abbia omesso l’Intermezzo evocativo della Cavalleria, brano adoperato in alcuni film importanti (Il padrino Parte III di Coppola e Toro scatenato di Scorsese).
Il pianista-compositore ritiene che il pezzo sia troppo “perfetto” per essere rielaborato, cosí come Liszt evitò la “Casta diva” nella sua fantasia su Norma. Nondimeno, Di Liberto realizza quello che Liszt non poteva, perché il virtuoso romantico morí prima che la Cavalleria fosse stata composta: un delizioso commento pianistico su questa specialissima opera lirica di Mascagni.
© Marcia J. Citron
Traduzione di Denis Gailor
TrackList:
- Mozart – Liszt Reminiscenze dal Don Giovanni 18:33
- Verdi – Liszt Parafrasi da concerto sul Rigoletto 07:49
- Bellini – Liszt Reminiscenze da Norma 16:56
- Wagner – Liszt Isoldes Liebestod da Tristan und Isolde 08:53
- Bizet – Busoni Kammerfantasie über Carmen 08:30
- Mascagni – Di Liberto Fantasia sulla Cavalleria Rusticana 07:51
Ottimizzazione e masterizzazione di Aurelio Fragapane per Unda Maris Studio, Tecnico accordatore Mauro Buccitti
Undamaris edizioni ringrazia particolarmente il pianista Giuseppe Lo Mauro per il supporto dato alla realizzazione di questo Cd.
Prezzo 10€
Per acquisti info@undamaris.org o
BIOGRAFIA
«…ricche sonorità… ritmicamente incisivo… tecnicamente di un livello pianistico superiore». (Harris Goldsmith, «New York Concert Review»)
«La sua esecuzione è stata caratterizzata da nobile discrezione… Impeto, furia, brillantezza, o eleganza, Di Liberto possiede l’intera tavolozza». («Trierischer Volksfreund»)
«Di Liberto ha un talento che è dato a pochi e per il quale il piú alto virtuosismo significa poco, in sua assenza. Questa è l’abilità di comunicare liberamente e con immediatezza, senza scalpore, e con uno spirito tra i piú profondamente musicali». (Darrel Rosenbluth, «New York Concert Review»)
«Di Liberto è, prima di tutto, un artista. I suoi recital, concerti con orchestra ed esecuzioni con gruppi cameristici sono permeati da musicalità e pianismo del piú alto livello».
«La sua tecnica è stellare, il suo repertorio vasto, e in particolare egli è dotato del piú grande di tutti i talenti musicali, quello della comunicazione. Di Liberto ha carisma!» (Jon Kimura Parker)
Vincitore del primo premio al Concurso Internacional Compositores de España a Madrid nel 2001, Calogero Di Liberto si è esibito in recital in Francia, Germania, Austria (Grosses Saal del Mozarteum di Salisburgo) e Italia. Il suo tour di concerti in Spagna, nel 2002, lo ha visto a Siviglia, Ciudad Real, Segovia, Aranjuez, Don Benito e Madrid.
Negli Stati Uniti, in seguito al conseguimento del primo premio e Grand Prix all’International Chopin Piano Competition a Corpus Christi (Texas) nel 1995, Di Liberto si è spesso esibito per la F. Chopin Society of Texas, e sotto il suo auspicio ha registrato il suo primo CD con musiche di Chopin (1995). Nel 1996 ha debuttato alla Carnegie Hall (Weill Hall) di New York, dove è tornato nel settembre del 2004 con un recital di parafrasi e trascrizioni da opere italiane e francesi, comprendente la prima esecuzione mondiale della propria Fantasia sulla Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, pubblicata nel maggio del 2005 dalla Casa Musicale Sonzogno. Il compositore americano Karim Al-Zand ha scritto per lui una serie di preludi chiamati Pattern Preludes che sono stati eseguiti da Di Liberto in prima assoluta nel 2005. Nella primavera del 2005 ha rappresentato la Shepherd School of Music al Kennedy Center “Conservatory Project” (Washington D.C.).
Dal 2004 al 2006 ha ricoperto la carica di vicepresidente della American Franz Liszt Society, Houston chapter.Nato ad Agrigento, Calogero Di Liberto si è diplomato con lode al Consevatorio Bellini di Palermo sotto la guida di Giulio Arena ed ha successivamente continuato gli studi in Italia con Bruno Canino e Aquiles delle Vigne, con il quale ha conseguito un Master in Piano Performance al Conservatorio di Rotterdam nel 1999. Nel 2002 ha ottenuto l’Artist Diploma alla Texas Christian University di Fort Worth (Stati Uniti) dove ha studiato con Tamas Ungar e Harold Martina. Nel maggio del 2006, Di Liberto ha conseguito il Dottorato in Piano Performance alla Shepherd School of Music della prestigiosa Rice University di Houston (Stati Uniti) sotto la guida di Jon Kimura Parker, dove ha anche lavorato come maestro accompagnatore nel dipartimento di canto.
Nel 2006 si è trasferito a Bagheria (PA) per collaborare con l’Accademia Internazionale di Musica Unda Maris.

